Le coppie del 21esimo secolo: insieme finché dura la batteria del proprio smartphone

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Questa sera, come di consuetudine il sabato sera, mi ritrovavo a cena in un ristorante di Roma.
Durante la mia piacevole cena serale, a conclusione di una settimana intensa di attività, a pochi metri da me, esattamente al tavolo di fianco al mio, ho assistito ad una scena che non potevo non raccontarvi, una scena che mi ha fatto riflettere e che ora voglio condividere con voi.

Provo a raccontarvela in poche righe.
Durante la cena, come vi dicevo poc’anzi, mi ritrovavo ad osservare una giovane coppia, credo fidanzati, che si stavano cibando di una buona bistecca di manzo, accompagnata da ottime patate al forno. Ma non è questa la particolarità che voglio raccontarvi. La particolarità, cari lettori, sta nel fatto che la giovane coppia per tutta la cena, durata all’incirca un ora, è stata lì a comunicare con il proprio smartphone, senza degnarsi nemmeno di uno sguardo reciproco.

Inizialmente, osservando la scena, mi veniva da ridere, ma poi, ho iniziato a riflettere e mi sono chiesto: in questa coppia c’è relazione? C’è amore? C’è una ricerca di un Tu? O si cerca solo di condividere soltanto il proprio “sentimento virtuale”?.
Ecco, a queste domande che ci fanno riflettere, cari lettori, possiamo dare una miriade di risposte. Alcuni ci direbbero che la colpa è del consumismo del ventunesimo secolo che ci permette di fare solo ciò che desideriamo fare; altri ci direbbero che la colpa è dell’individualismo che intende mettere il singolo ed il suo relativo interesse al centro del mondo, tralasciando così le relazioni con gli altri; altri ancora ci direbbero che è la colpa è della paura, la paura che l’uomo del XXI Secolo ha di interfacciarsi con una persona reale e non con uno schermo; altri ancora…direbbero tesi altrettanto meritevoli di essere presentate, ma che ora, per motivi di spazio, non siamo qui ad elencarvi.
Vi dico la mia tesi però.
La teoria che ho elaborato io questa sera, a mio modesto parere, riguarda il problema dell’incoscienza di comprendere che la persona che ci sta di fronte è un dono, è quel Tu insostituibile di cui ogni uomo ha bisogno. In altre parole dobbiamo acquisire la consapevolezza che in una relazione, sia essa una relazione di amicizia, sia essa una relazione di fidanzamento, o persino di matrimonio, la persona che ci sta di fronte è separata da noi dallo spazio della natura e non da uno schermo che noi stessi abbiamo creato. Dobbiamo essere consapevoli che dinanzi a noi sta a accadendo qualcosa di straordinario: un dono si sta mostrando a noi. E questo dono, cari lettori, è un dono che viene direttamente da Dio e non dall’ingegnere di uno smartphone, e perciò, in quanto dono divino, come più volte ci richiama Papa Francesco nelle sue catechesi, va ringraziato e non dato per scontato come spesso accade.

Concludo con un invito riflessivo che voglio porvi. Vi invito, cari lettori, a non confondere mai una persona con uno smartphone, e, magari dinanzi ad una cena evitate di usare il vostro cellulare: il cellulare può aspettare, la persona no.

Antonio Zizza

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