Intelligenza Artificiale e deficienza politica

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Siamo un Paese meraviglioso, pieno di risorse, di menti, un Paese dallo stile inconfondibile, ricco di storia, di monumenti, di arte, di paesaggi meravigliosi; un Paese invidiato ed amato da tutti. L’Italian sounding è ormai proverbiale e tutti cercano di contrabbandare prodotti che in qualche modo richiamino anche da lontano lo stile italiano; la moda, il carattere, la bellezza dell’Italia è divenuta un emblema internazionale e finalmente ci siamo imposti anche per un primato scientifico e tecnologico.

Siamo alle soglie di una nuova Era. Stiamo scavallando un’epoca e ci stiamo tuffando nel mondo della tecnologia che va ad una velocità non paragonabile ai progressi compiuti dalla scienza fino ad oggi. La cosiddetta “Intelligenza Artificiale” sta letteralmente costituendo il tessuto principe della futura realtà dei nostri figli, che investirà anche noi nei prossimi 5/10 anni. Nulla sarà come prima; cambieranno i processi decisionali, vecchi lavori verranno sostituiti da altri, la tecnologia 4.0 e 5.0 modificherà il nostro vivere sociale con smart cities, internet of things, e quant’altro ormai riempie le pagine dei giornali da mesi.

Le nostre attenzioni dovrebbero essere rivolte a temi generali quali: come dobbiamo conformarci al Gdpr, il regolamento monstre sulla gestione dei dati personali, unitamente a temi centrali di cyber security, che insidiano continuamente la tenuta di qualsiasi modello organizzativo; come educare i nostri bambini e formarli per un futuro ormai già presente; come agire dall’interno nelle aziende con la formazione, per fronteggiare il mutamento e la conversione dei posti di lavoro; come agire a livello governativo, favorendo il coinvolgimento di gruppi misti tra industria università e Pubblica amministrazione; come modificare le leggi ed armonizzarle con il resto del mondo, specie su temi etici relativi all’Ia (l’Inghilterra ha emanato una survey sulle questioni etiche nell’utilizzo del machine learning associato alle macchine; la commissione europea ha di recente emanato delle raccomandazioni al Parlamento al riguardo); come attrarre investimenti su questi temi per operare la completa digitalizzazione della Pubblica amministrazione (in Francia Emmanuel Macròn ha reperito 300 miliardi di euro di aziende che investiranno nel Paese sulla intelligenza artificiale), al riparo da crimini e ruberie di vario tipo; come modificare la legge sugli appalti in guisa da non rimettere all’arbitrio di pochi impreparati e pavidi burocrati la scelta su chi sia in odore di scorrettezze o meno, ma fare in modo piuttosto che sia un automatismo, questa volta sì, governato da algoritmi ben studiati e calibrati a decidere i soggetti esclusi da una gara (mi riferisco al recente rinvio del

Consiglio di Stato alla corte di giustizia della complessa problematica relativa all’articolo 80, comma 5, lettera c), prendendo come riferimento i principi noti di ragionevolezza e proporzionalità, senza che i giudici si debbano interrogare su questioni relative al se la norma interna sia omogenea a quella euro-unitaria o meno; ciò senza dover scomodare la Corte di Giustizia, che si prenderà due anni di tempo prima di decidere (lasciando nel limbo la certezza del diritto).

Ecco, questi e altri temi come la Sanità, l’Ambiente, la Sicurezza ecc. dovrebbero essere trattati da un governo forte e coeso, che pensi al bene del Paese e non ad antagonismi di varia estrazione e di capricci di una classe politica ormai inesistente e irresponsabile.

Ha vinto una coalizione, allora che questa provi responsabilmente a governare individuando coloro i quali eserciteranno il loro potere per opporre un veto, facendoli venire allo scoperto su temi di interesse nazionale per la mancata approvazione di questo o quel provvedimento, oppure provi a creare una coalizione tra vari soggetti illuminati da individuare negli altri schieramenti per costringere il resto del Paese

ad adeguarsi a meno che non sussistano gravi motivi, ma senza far cadere alcun governo. Ovvero, ancora, si ritorni alle elezioni, ma presto, con il rischio di un’altra impasse? Speriamo che il nostro presidente riesca a fare la cosa giusta. Una cosa è certa, è ora di cambiare; il mondo non aspetta, ci emarginerà.

Stefano Crisci

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