NATO: Verso il vertice di Bruxelles

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la Nota del Generale Giuseppe Morabito

A Bruxelles, il prossimo 11 e 12 luglio, i capi di Stato e di governo della NATO si ritroveranno per il Summit biennale, e affronteranno alcuni delicati dossier.

Si partirà dal 2% del Pil da spendere in difesa, al problema del Hyper Immigration dal fianco Sud della NATO, al possibile lancio di nuove iniziative per eventualmente aumentare la deterrenza in chiave anti-russa. Questo Summit, probabilmente più di ogni altro nel recente passato metterà alla prova l’unità politica della NATO.

In queste ultime settimane l’Europa si è divisa sulla questione della “No controlled Hyper Immigration” e le due sponde dell’Oceano Atlantico si allontanano sul dossier commerciale dopo i dazi imposti reciprocamente da USA e UE.

La NATO, per continuare a funzionare efficacemente, deve evitare che le frizioni commerciali tra alleati si estendano al tema della difesa e della sicurezza, ma il recente vertice informale della UE sull’immigrazione non ha dato indicazioni utili alla soluzione della problematica rimandando tutto a fine mese.

In Italia, in occasione del convegno organizzato dalla NATO Defence College Foundation il 16 giugno, Andrea Manciulli, presidente uscente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della NATO ha dichiarato che la politica italiana rimane concentrata su vicende interne, mentre è proprio all’esterno che si assiste ai maggiori cambiamenti. Se da un lato “riemerge il confronto strategico tra macro-aggregati e tra Paesi”, dall’altro assistiamo a un contesto in cui “l’infinitamente piccolo, come la minaccia ibrida, cibernetica o asimmetrica, cambia tutto, e acquista la capacità di creare danni inimmaginabili”.

A seguire, l’esponente polacco del German Marshall Fund, Baranowski, ha ripetuto che “l’obiettivo chiave” del prossimo Summit sarà “recuperare l’unità politica dell’Alleanza”. Negli ultimi mesi, infatti, sono emerse differenze tra gli alleati in una molteplicità di campi, dal clima alle politiche commerciali”. Tale affermazione, da un esperto proveniente da uno dei paesi del gruppo di Visegrad, fa ben sperare in una collaborazione nel settore del controllo della Hyper Immigration a favore del fianco sud dell’Alleanza.

Rimane comunque sempre aperto il nodo Turchia. Il paese, membro dell’ Alleanza, ha abbandonato la stagione democratica con una deriva totalitaristica e ha un presidente che non rispetta le decisioni dell’ONU quando si tratta di operare contro i Curdi nell’ex territorio dello stato siriano. Ad oggi, dopo l’esito delle elezioni, indette appositamente per anticipare la tendenza ad un cambio di maggioranza, non si puo’ immaginare un variare di rotta del “califfo”.

Come anticipato, primo dossier sarà quello del burden sharing, cioè l’equa distribuzione degli oneri e delle responsabilità tra le due sponde dell’Atlantico. Questo è un tema particolarmente caro all’amministrazione Trump, che più volte ha sollecitato gli alleati sul rispetto della quota del 2% del Pil per la difesa da raggiungere entro il 2024. Su questo specifico aspetto, la buona notizia è che i paesi NATO nella loro globalità hanno preso iniziativa seguendo la positiva spinta USA e che la spesa per la difesa dell’Alleanza cresce nel suo complesso”. Alcuni Paesi restano comunque lontani dagli obiettivi e questo sarà elemento di confronto.

Gli Alleati discuteranno anche dell’adattamento a livello militare, alle sfide attuali. In particolare, dovrebbe essere ufficializzato quanto già annunciato e cioè l’aumento di personale impegnato nelle strutture di comando (s’ipotizza un incremento a regime di 1.200 unità); due nuovi comandi tra Norfolk, in Virginia e Ulm, in Germania e nuovi centri dedicati esplicitamente al cyber-spazio.

Rimane in sospeso l’ipotesi di avviare una nuova missione di training alle forze armate irachene. Tale attività deve essere valutata e concordata con il nuovo governo sciita del Paese.

Fa invece piacere apprendere che sarà dichiarata la piena operatività dell’Hub NATO per il Sud situato a Lago Patria (NA). Finalmente s’inizierà il dibattito sulle minacce ibridetra cui, ogni analista di buon senso e senza ideologismi, mette in primissimo piano quella dell’Hyper Immigration e le sue connessioni con azioni terroristiche da parte di elementi infiltrati in fuga da Iraq e Siria.

Infine, è stato inserito in agenda l’esame della “collaborazione tra NATO e Unione Europea”.

Più di quanto accadde due anni fa al deludente Summit di Varsavia, al prossimo di Bruxelles s’incroceranno, quindi, due diverse sensibilità: quella dei Paesi dell’Est, che continuano a considerare la Russia la principale minaccia alla sicurezza e quella dei Paesi mediterranei che chiedono una maggiore attenzione al fianco Sud.

Quest’ultima posizione, inoltre, è intelligentemente accompagnata dal tentativo di promuovere una progressiva apertura a Mosca, elemento chiaramente non ben visto dagli alleati orientali dell’ex Patto di Varsavia, anche se nelle dichiarazioni del recente G7 il Presidente Trump si è espresso in tal senso.

L’Ammiraglio Di Paola, ex Ministro della Difesa ha affermato che “La difesa del fianco est è importante, non c’è dubbio. Ciò è ormai un dato di fatto, che la NATO ha già abbracciato. Oltre a questo però ci sono tante altre questioni sul fianco Sud, molto complesse, che richiedono un maggiore sforzo intellettuale, politico e operativo”.

Proprio su quest’aspetto si sono giustamente levate le richieste del Presidente del Consiglio Conte e della Ministro della Difesa Trenta, che hanno invitato l’Alleanza a un maggior impegno nel Mediterraneo. Nel recente incontro a Roma con il Segretario Generale della NATO Stoltenberg, il Premier Conte nel chiedere una maggiore attenzione ad un aspetto purtroppo essenziale per l’Italia, ha comunque ribadito l’assoluta fedeltà all’Alleanza.

Saranno , quindi, tre le priorità dell’Italia al Summit di Bruxelles: “Rafforzare la solidarietà tra le due sponde dell’Atlantico; potenziare la dimensione meridionale dell’Alleanza e promuovere la cooperazione tra NATO ed Europa”. Questi elementi si aggiungono ai due aspetti tradizionali della membership italiana: “La solidarietà tra tutti gli alleati; e la politica del Dual Track nei confronti della Russia”.

Il vertice di luglio èimportantissimo soprattutto in queste ore, dove è ormai evidente che la sicurezza dell’Italia potrebbe essere messa in grave pericolo dalle infiltrazioni terroristiche dalla sponda Sud del Mare Nostrum. L’Italia è la frontiera Sud di NATO ed Europa e se l’Italia è sotto pressione per la sua sicurezza, lo sono tutti i paesi confinanti e dell’Alleanza.

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