IL VUOTO NELLA NOSTRA SOCIETÀ

0

In attesa del nuovo anno che sta per giungere a noi, pubblichiamo la riflessione di Ettore Durante, un giovane studente di Giurisprudenza che, essendo appassionato di questioni sociali sin dalla sua giovanissima età, si sofferma su una nuova forma di povertà, una povertà di cui pochi parlano.

Una volta si era soliti, arrivati agli ultimi giorni dell’anno, soffermarsi su quelli che erano stati i principali eventI; oggi, invece, questa usanza viene lentamente meno. La ragione probabilmente risiede nel fatto che gradualmente si sta perdendo il coraggio di mettersi in discussione. Un celebre detto della saggezza popolare recita “è la convinzione che frega la gente”, una convinzione che sembra vietare la riflessione su se stessi e sul contesto sociale nel quale si vive.
Se ci si sofferma un attimo ci si accorge che troppo spesso ci si trova dinanzi a quello che potremmo definire come “l’abisso della pochezza”, ove con questa espressione si voglia richiamare alla mente l’immagine del vuoto più totale, un vuoto che attanaglia una parte (fortunatamente) della nostra società.

Le definizioni che troviamo del termine pochezza sono di varia natura ma non sarebbe sbagliato affermare, senza giri di parole, che si tratta della “certezza trasmessa dal vuoto”, un’espressione apparentemente contraddittoria ma che in realtà giustifica lo squallore umano e sociale vissuto ai nostri giorni. Per spiegare ciò utilizziamo una immagine matematica: il risultato di un qualsiasi numero moltiplicato per zero sarà sempre zero, mentre sarà impossibile dividere qualsiasi numero per zero. Che cosa vuol dire? Molto semplicemente che il vuoto non può che generare altro vuoto ma anche che quando ci si rapporta con il vuoto un risultato positivo non può che essere impossibile, salvo i casi, ovviamente, in cui si maturino la consapevolezza di questa “desolazione” e dunque la volontà di uscirne. Non a caso già nella seconda metà dell’800 Oscar Wilde scriveva “mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”, cos’è l’idiozia se non un frutto del vuoto? Non é un caso che tante discussioni oggigiorno siano caratterizzate da molte parole e da una asprezza di espressioni ma alla fine siano sostanzialmente prive di contenuti. Non é un caso che la celebre Enciclopedia Treccani per definire la pochezza utilizzi termini quali “incapacità” e “meschinità”, che di fatto purtroppo sono solo alcuni dei suoi risultati.

Molto spesso si legge di studi inerenti la povertà materiale ma in pochi trattano della povertà umana, più che altro ci si occupa dell’assenza di etica e di valori, ma tra queste ultime situazione vi è una notevole line di demarcazione ovvero il fatto che mentre nel primo caso vi sia un’ assenza di determinati valori, dunque vi sia la consapevolezza di ciò che manca e per alcuni versi un richiamo ad essi, nel secondo invece vi è il vuoto più totale che cerca di essere colmato da qualsiasi cosa o anche con qualsiasi atteggiamento, una mix che gonfia ma che non colma, un po’ come il senso di sete lasciato da alcune bevande gassate che più si ingeriscono e meno dissetano ma che fanno sempre più male.
Ma come si concretizza questo vuoto nella nostra società? Non c’è una risposta univoca se non quella esso si ripercuote non solo sulla qualità della vita del singolo ma anche su quella della società, poiché se ai vertici di una qualunque realtà si trova una persona umanamente povera è inevitabile una ripercussione.
Ma allora siamo davvero davanti una società così vuota? In realtà no! Però c’è una pochezza che gradualmente nel corso del tempo si sta diffondendo e di cui nessuno parla, è questo il vero problema.
Non bisogna poi dimenticare il ruolo chiave ricoperto dal modus operandi adottato per risolvere le varie problematiche dei nostri giorni, un modus che non si può non rimarcare come vuoto e violento (un binomio per alcuni versi indissolubile). Il grande attore napoletano Antonio De Curtis, meglio noto come Totò, diceva che “dove l’ignoranza urla, l’intelligenza tace. É una questione di stile”, una frase divenuta celebre tanto per il suo realismo quanto per la sua delicatezza.
Le nostre realtà sono ricche di potenzialità umane, sociali, culturali e naturali che ogni giorno rischiano di essere calpestate dalla pochezza umana. Non possiamo non dimenticare coloro che ogni giorno spendono con lealtà e professionalità la propria vita al servizio del prossimo e della società, che sacrificano la propria esistenza per un ideale o per una causa sociale, che lottano ogni giorno in vari modi per costruire un mondo migliore, insomma “il bene c’è ma non fa rumore”, se solo si sentisse ci accorgeremmo che il bene è molto di più del male. Non si può permettere che tutto quanto c’è di buono venga soffocato dalla pochezza umana di una parte relativa della società, ma proprio per questo è necessario che si inizi a parlare di questo dramma della società moderna. La pochezza è come la muffa sugli alimenti, da un piccolo pezzo si rischia di contaminare tutti gli altri alimenti, si potrebbe richiamare questo antico proverbio latino “abyssus abyssum invocat”, l’abisso invoca l’abisso.

Le armi per combattere questa situazione sono solo due: la riflessione e la formazione umana nella sua globalità. Don Luigi Sturzo sosteneva che “le rivoluzioni sono figlie di idee e di sentimenti prima che di interessi“, il problema di oggi è che gli interessi precedono idee e sentimenti, ed è anche per questo che esse sono prive o scarseggiano di contenuti, ma spesso, soprattutto coloro che sono pieni di se, si rivelano le prime vittime di ideologie che alla fine risultano…vuote!

Ettore S. Durante.

Share.

Comments are closed.