La Libia: La Nuova Caoslandia.

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Di seguito allegheremo la nota di Valentino Capobianco, uno studente di Giurisprudenza quale, mosso da un forte interesse geopolitico, oltre che giuridico, ha deciso di segnalarci il seguente scritto.

Dopo la caduta del regime di Gheddafi, la Libia si presenta come uno Stato fallito.
L’Unione africana aveva previsto tutto e aveva esortato le potenze interventiste a non intromettersi nel delicato affaire libico. Nonostante questo l’esortazione rimase inascoltata ed oggi ne paghiamo i frutti.
Il paese del Nord Africa è frammentato tra gruppi tribali che vivono di violenza e di soprusi e due uomini che vogliono guidare la riunificazione della Libia, ovvero il generale Khalifa Haftar e Fāyīz al-sarrāğ, premier libico spinto dall’Onu.
È iniziata da mesi l’operazione “vulcano di rabbia” da parte del generale Haftar e di suo figlio Halid, apparentemente in opposizione ai jihadisti ed ai mercenari ciadiani, in realtà suddetta operazione mira a destabilizzare laTripolitania e, dunque, la guida fragile di Al-Sarrāğ
Il premier libico sostenuto dall’Onu appare debole. Egli, infatti, non controlla nemmeno i quartieri della capitale ed è stato sfiduciato dai suoi tre vice Ahmad Mu’aitiq, Fathī Mağbarī e ‘Abd al-sālam Kāgimān, gli stessi lo accusano di metodi autoritari e di non essere in grado di tutelare la Comunità internazionale.
Gli accordi Onu di Şahīrāt del 17 dicembre 2015 sono stati infranti facendo così naufragare la gestione della Compagnia nazionale del settore petrolifero(National oil corporation, Noc), suddetta compagnia vede un export del petrolio in forte crisi.
L’inziativa dell’inviato Onu Gassān Salāma non ha portato alla creazione di un unico esercito come era previsto, inoltre non si sono avute nemmeno nuove elezioni parlamentari e di conseguenza la sostituzione dei due parlamenti di Tobruk e Tripoli.
La Conferenza di Palermo tra il premier italiano Conte e i due protagonisti della situazione libica ha dimostrato un lampante conflitto di interessi sulla gestione del petrolio libico, una gestione che vede uno scontro tra l’Eni italiana e la francese Total, dove entrambe apparirebbero sempre pronte a sfruttare l’interdipendenza energetica con la Libia.
Gli interessi sull’oro nero sono il casus belli della questione libica e vedono Haftar pronto a fermare l’azione dell’Eni, con il supporto degli Emirati Arabi uniti, dell’Egitto e forse della Francia.
È pronto lo scontro finale nelle zone limitrofe all’aereoporto di Tripoli, nel frattempo l’Italia, sempre più inerme, resta a guardare e spreca il buon lavoro del precedente ministro dell’interno Minniti, volto a dare una stabile governance alla Libia.
L’obiettivo dell’uomo forte di Tobruk(Haftar) è la riunificazione manu militari della Libia, un obiettivo forse troppo ambizioso.
La comunità internazionale valuta il da farsi e tenta la strada dell’Entente diplomatica, lo schiacchiere libico però è verso il crollo sistemico.
L’ex colonia dell’Impero romano è sempre più instabile, vittima dell’indecisionismo e dell’assenza di Realpolitik. Come dicevano i latini “Mala tempora currunt“, e in tutto questo, senza ombra di dubbio, L’Italia vive una geopolitica da Puer Aeternus e sta a guardare, nel mentro però il caos imperversa.

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