La recessione di Hong Kong

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Un’attenta sintesi economico-politica sulla questione di Hong Kong ci giunge ora in redazione da Valentino Capobianco.

La parola “recessione tecnica” è stata pronunciata dalla Chief Executive di Hong Kong ,Carrie Lam:l’anticipazione , è arrivata qualche giorno fa nell’ormai famoso video inviato dalla sua residenza al Consiglio legislativo.
Quattro mesi di tensioni politiche e manifestazioni di piazza hanno lasciato il segno, nei settori del turismo(-40% i visitatori ad agosto) e del retail ( con vendite in calo di quasi un quarto).
Vi è una chiara crisi di immagine internazionale della stessa Hong Kong e vi è una minore attrattività per gli investitori stranieri.
Il pesante declino dell’economia della regione amministrativa speciale ha trovato un riscontro nelle ultime stime ribassate del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui solo il buon primo trimestre consentirà al Pil di chiudere l’anno con un modesto +0,3%.
Hong kong soffre le conseguenze delle tensioni commerciali internazionali e del rallentamento della crescita cinese.
Qualche giorno fa,la Borsa ha invertito l’iniziale tendenza positiva dopo i dati sul Pil cinese e l’Hang Seng ha chiuso in ribasso dello 0.5%.
Cathay Pacific Airways ha tagliato l’Outlook sulla redditività ,comunicando che gli utili del secondo semestre saranno inferiori a quelli del primo,dopo il secondo calo mensile consecutivo dei passeggeri (-7.1% a settembre) e indicazioni di un “significativo” declino delle prenotazioni per il resto dell’anno.
Una crisi che non sembra destinata a fermarsi, almeno sul breve periodo.
L’Impeto delle proteste non sembra venire meno: ieri sera una grande catena umana, domani una nuova marcia per la democrazia pur vietata dalle autorità.

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