MONS. MELILLO: SCOMMETTIAMO SUI GIOVANI!

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Durante la consuetudinaria celebrazione del “Te Deum”, tenutasi in Cattedrale di Ariano Irpino la sera del 31 dicembre, S.E. Mons. Sergio Melillo – alla luce anche di quanto si sono ripromessi i vescovi della Metropolia con la lettera “Mezzanotte nel Mezzogiorno” – riflette sulla condizione in cui riversano i giovani nelle nostre terre irpine e riflette dicendo:
«Abbiamo costruito una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza, ma, paradossalmente, i nostri giovani sono condannati a non avere uno spazio concreto nella vita, emarginati dalla vita pubblica e costretti ad emigrare. Se vogliamo puntare a un futuro per le nostre comunità, per la nostra città, lo si potrà pensare solo scommettendo su di loro, una scommessa non d’azzardo, ma fatta di progetti concreti, che diano un lavoro dignitoso, libero, creativo e solidale».
«Guardare il presepe – continua Melillo – ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, alle nostre lotte, ma siamo tenuti ad impegnarci a “spingerli”, per contaminazione di fede, per testimonianze credibili, a happy wheels creare condizioni che danno la forza di sognare e di lottare per i loro sogni e, così crescere e diventare padri e madri nelle nostre comunità».
In questo percorso che “sostiene e accompagna i giovani” ruolo essenziale spetta a tutte le istituzioni che, senza cedere in vortici egoistici di interessi, prendano concretamente a cuore la situazione delle nostre terre e tentano quantomeno di risolverla, provando ad investire sui giovani e sulle loro capacità. Dio – ricorda Melillo – si è fidato interamente di noi, facendosi piccolo tra i piccoli. Noi perché non possiamo confidare nei giovani e puntare su di loro?
«È questo – conclude il Vescovo irpino – un invito a tornare alle sorgenti della nostra fede. A metterla in gioco! A pregare ed agire. In Gesù la fede si fa speranza, fermento e benedizione, poiché Egli – come ricorda Evangelii Gaudium al punto n.3 – ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia».

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